Le visite, ora, si fanno in chat

La tempestività, in tema di salute, è tutto, si sa. E cosa c’è di più immediato dello smart phone? Unite le due necessità ed ecco che WhatsApp diventa il migliore strumento diagnostico possibile. Inviare una foto del proprio guaio fisico al medico, magari integrando con i sintomi, chiedendo indicazione su come intervenire è ormai più che una rarità. Sono quasi 60 i medici italiani su cento ad utilizzare questo metodo per fare le diagnosi. Il tutto stando ai dati diffusi dall’ultimo rapporto sulla Sanità digitale presentato pochi giorni fa dal Politecnico di Milano. “La chat di WhatsApp è comoda – dice Mariano Corso, responsabile dell’osservatorio Sanità presso il Politecnico – Tutti hanno il servizio e possono mandare al proprio medico foto dei risultati di esami o persino di una gola infiammata o di un problema dermatologico”. Un metodo che sembra essere gradito anche dagli stessi medici, che rispondono volentieri indicando anche i medicinali da banco da prendere.
Il successo delle chat (compresa quella di Facebook, e le altre tipo Telegram) per la diagnosi a distanza testimonia di come gli italiani si stiano sempre più ‘digitalizzando’, anche in questioni delicate come quelle di salute. Dall’altra parte, però, non è affatto un bene che tali informazioni siano veicolate da aziende private quando, secondo i dettami dell’agenda digitale, questo compito dovrebbe essere demandato a piattaforme pubbliche.
A disposizione degli italiani dovrebbe esserci il Fascicolo sanitario elettronico, ovvero il luogo dove ospitare i dati dei pazienti, a disposizione dei medici. Uno strumento che doveva essere attivo, stando alla norma, già nel 2015, ma che a tutt’ora esiste solo in sei regioni (Emilia- Romagna, Lombardia, Toscana, Sardegna, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Trento), mentre altre undici stanno per lanciarlo. All’appello mancano Campania, Calabria e Sicilia, Provincia Autonoma di Bolzano. Non solo, anche dove il Fascicolo è in vigore, infatti, è forte il rischio che resti solo una scatola vuota, mancando il supporto di tutti i servizi di tutte le strutture sanitarie.
Insomma, i cittadini vogliono usare strumenti digitali a supporto della propria salute ma, come spesso accade in Italia, la pubblica amministrazione non offre soluzioni adeguate.
Una di queste è la possibilità di prenotare on line gli esami medici. Rispetto al 2014, nel 2015 l’85% di italiani in più lo ha fatto, sempre secondo i dati diffusi dal Politecnico. In totale ha prenotato esami on line un italiano su quattro (nonostante il fatto che non sia possibile in tutte le Regioni né tanto meno per tutte le strutture sanitarie).
Altro incremento dell’85% è quello relativo ai cittadini che accedono online ai referti. Oltre che una comodità incredibile, con questo servizio la sanità nazionale risparmia anche un bel po’ di denaro. A crescere, stavolta del 180%, è anche il pagamento di servizi sanitari online. L’ha fatto il 14 per cento dei cittadini.
Entro fine anno, poi, entrerà in vigore l’obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni (comprese quelle sanitarie) di offrire servizi di pagamento online tramite un nodo centralizzato (piattaforma PagoPA), che si collega con un clic alla banca degli utenti. Secondo il Politecnico, però, ‘Manca un processo coordinato (a livello centrale, regionale, aziendale, in linea con l’Europa) per estendere a tappeto la trasformazione digitale’.
“La direzione è giusta ma il passo è lento, del tutto inadeguato rispetto alle urgenze del nostro tempo”, dice Corso.
Insomma, per ora bisogna arrangiarsi con le chat in attesa, un giorno, che quanto per ora è solo scritto sulla carta, possa diventare realtà.